27 gennaio 1878: " L'avete mai visto, voi, il Sole che sorge dalle spalle del Monte di Somma, quando l'ampia raggiera iridata si apre come un enorme ventaglio sulla vetta della montagna; quando dall'immane squarcio della rupe brulla e nera scappano fuori come razzi d'un fuoco d'artifizio le freccie d'oro luminose e saettanti che guizzano, sfolgoreggiano e squarciano le nubi di fumo dell'antico vulcano; quando la novella luce scende rapidissima giù pei fianchi del clivo, e invade, allaga, inonda, e sommerge i vigneti di Resina, i giardini del Granatello, i paduli di Barra e di San Giovanni, e gli aranceti di Portici?...
" Spettacolo sublime!... La nebbia mattutina si fa ad ogni istante più rada, più sottile, più trasparente; si alza, si allontana, si dilegua e svanisce. Le montagne del golfo, colorate di pallido azzurro e di violetto, spiccano sul fondo caldo e giallognolo del cielo radiante, e fanno biancheggiare framezzo al verde della boscaglia più bassa le lucide striscie dei villaggi e delle città, arrampicato sulla cima del dirupo, o adagiate mollemente sul lembo estremo della radente pianura.
" La superficie del mare, tranquilla come quella d'un lago, tersa come quella di uno specchio, si tinge prima d'un riflesso rossastro, poi cangia e si screzia nelle mille gradazioni della madreperla, mentre i raggi del Sole giuocano per aria col pulviscolo della nebbia e cogli spruzzi minutissimi della rugiada, e in cento guise rifranti e spezzati e respinti attraverso i prismi e le bollicine dell'atmosfera umidiccia luccicano e splendono tutto intorno come un nevischio di brillanti e di gemme".




dal capitolo "Il Fuoco" da "La Terra e l'Uomo(Ricciardi, Napoli, 1916)
" Il navigante, che entri nel golfo di Napoli, passando tra le rupi rosee di Capri e il dorso fulvo d'Ischia, vede innanzi ai suoi occhi aprirsi una visione, che per la bellezza delle forme e l'incantesimo dei colori forse non ha pari sulla terra. Un ordine lungo di grandi, massicci, solenni scaglioni calcarei, bianchi e rosei, sorge a Capri ed al promontorio della Minerva dai frutti sonanti e spumanti dell'aperto mare, si aderge maestosamente nei culmini massimi della penisola di Sorrento, gira pei gioghi del nubifero Appennino e con ampio arco si protende di nuovo fino al mare col monte Massico e col Circeo, costituendo così quasi la cavea a gradini marmorei di un immenso teatro naturale.
Accolta nel vasto semicerchio roccioso, quasi come una platea od orchestra, si stende la pianura fiorente, sonante della Campania Felice; fanno da scena le colline dolcissime di Partenope, le isole vaporose, il Vesuvio fumante, il mare splendente, il cielo lucente. Davanti a tale visione ogni spirito consciente dimentica per un istante sè e le sue miserie ed i suoi dolori e si perde nella pura contemplazione, da cui il suo animo si sente attirato, allegrato ed appagato.
" Se per quelli, in cui la sete di vivere è spenta, questo nostro tanto reale mondo, con tutti i suoi soli e galassie, è niente;
viceversa pei viventi non solo la terra è un mondo, ma un mondo a volte è solo qualche pezzo della terra, al quale essi sono più naturalmente attaccati.
Un mondo, per esempio, affascinante è stato per circa tre millennii ed è per gli uomini il Golfo di Napoli. " Gli antichi lo chiamarono il cratére, non perchè sia, secondo la translata concezione moderna del nome, la bocca di un vulcano, ma perchè esso veramente è un magnifico bacino, ben paragonabile ad una vasta coppa, nel cui sinuoso orlo, lavorato dalla natura con la fusione, con lo sbalzo, con lo scalpello e col cesello, si accoglie ondeggiando e spumando il mare, con a volte i purpurei riflessi del vino, che essi, gli antichi, sempre vi scorgevano. Ed all'ingresso del golfo incantato, tra Capri e Sorrento, essi collocarono le sedi delle affascinatrici sirene, che cantavano ai primi navigatori greci, simboleggiati in Odisseo.
" Spesso, contemplando la distesa infinita del mare e beandomi nella purificante visione, ho sentito in me il desiderio di scendere in quelle misteriose profondità e perdermi in grembo al meraviglioso elemento, che meglio di ogni altro a noi dà immediatamente l'immagine del tutto ed uno. Il mare, simile al fuoco eraclitéo, ha una vasta, unica essenza, la quale si risolve alla superficie in una variabilità continua ed infinita, in modo che esso può, a volta a volta, essere considerato come lo specchio dell'essere unico, eterno ed immutabile, oppure come la più diretta rappresentazione dell'eterno circolo evolutivo dell'universo "
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Tratto dal capitolo "La Campania", in "Viaggio in Italia" (Mondadori, 1957)

" lo non direi che Napoli trasformandosi si sia imbruttita. Napoli è bella come sempre. Ha, se mai, accentuato il carattere poco convenzionale della propria bellezza. Vedi Napoli e poi muori è un detto celebre, ma falso. Non è vero che la bellezza di Napoli sia estemporanea, improvvisa. Bisogna avere sentito la qualità unica delle acque di questo golfo, non di colore denso e carico, come quelle della Sicilia, ma leggere, diafane, quasi irreali, in cui le navi sembrano sospese come nell'aria; ed in cui pare sciolto, anche di giorno, un riflesso di luna. Bisogna averlo visto in luci e giornate diverse, giacchè il mare di Napoli varia di tinta e d'animo; ed è specialmente bello nelle giornate seminuvolose e ventose,
quando acquista profondità inattese, moltiplica prospettive; nei tramonti, quando le isole e i promotori diventano di cristallo. Bisogna far venire a galla la prospettiva più interna di questo paesaggio, ciò che esso ha di antico e di mitico; come quando, da Marechiaro, il golfo liscio punteggiato di schiume sembra ancora in procinto di rivelare una nascita prodigiosa. Finalmente bisogna avere mescolato in noi la qualità di questo mare con la dolcezza della terra, verso l'eremo dei Camaldoli, sulle pendici del Vesuvio, coperte d'orti e di frutteti, le più feconde e dolci terre d'Italia. La bellezza di Napoli cresce di giorno in giorno, di settimana in settimana, via via che scopre i suoi segreti. Finchè si giunge a intendere che veramente è questo il più bel golfo della terra. "




A Napoli dall'autunno 1817 all'autunno del 1818
Dal volume "Haec est illa Neapolis", edito a cura del Comune di Napoli, 1914
" Partii da Napoli di buon mattino e gettai in mare le cure. Mi cullai in barchetta sull'onda placida, e vidi troneggiare a sinistra il Vesuvio coi suoi vapori dorati dal sole.
" Lasciatomi addietro il gigante, vidi dinanzi a me la città coronata il capo di castella, bagnata i piedi dall'onde, e col mio banchetto lambii il suo lembo regale.
" Lontano il brusio di Toledo, io non udivo che il tonfo del mio remo nel mare; il vento gonfiava la mia vela, la quale drizzavasi verso le ultime case, che appoggiansi mollemente a Posillipo, onde mandai, passando, un saluto alla tomba di Virgilio. " Oh! cantore immortale dell'aratro e dei campi, dei giardini e dei prati, dei greggi e dei pastori, del mare, della terra e del cielo, ben furon le tue sacre reliquie deposte in questa tomba, che domina dall'alto il cielo, il mare e la terra!
" Sei tu uscito fuori, nello splendor del mattino, dal tuo sepolcro e contempli tu, più chiaramente ch'io non possa, il mondo con occhi poetici? Qui giace, intorno al Golfo, l'Eliso che tu cantasti, e dietro Posillipo, nascosto allo sguardo, si sta l'Averno.
" Oh Posillipo! dolce solazio nido scevro di cure, io m'accuoro per breve ora sull'ameno sepolcro che apprestasti al poeta, ma esulto poi, pieno di giovanile mattinale rigoglio, sulle fiorite tue sponde.
" E m'avviai verso l'orlo fiorito di Posillipo a mano destra; a sinistra, lontano, il golfo è chiuso dall'isola di Capri, ove Tiberio come un lupo, nascosto fra le oscure scogliere, inebriossi d'infami piaceri.
" Ma io volsi a destra lo sguardo là dove, fra i vilucchi di fiori che vestivan la spiaggia, il mio banchetto cullavasi mollemente sull'onde placide.
" Da una parte promontorii sassosi, dall'altra dolci declivii coperti di vigneti, di pini e di palme, sparsi, seminati di casine nuove o instaurate. Indi, sorgenti dalla marina, ruderi d'antichi edifizii rizzati sul lido dal romano cui troppo era angusto il continente. Ma io non istetti ad interrogarli, allettato da scene più belle. Dai giardini pendenti sul mare, ove aggravansi i vignaioli, dai barchetti natanti, dei pescatori affaccendati con le ceste piene di pesci per venderli o permutarli con le frutte dei giardinieri. Dalla bella costiera spirava tutto un odoroso alito estivo …





- 16 novembre 1807 - da "Sejour d'un officier francaise en Calabre", Parigi, 1820.
" Posso appena dipingervi ciò che provo in questa grande e bella città di Napoli, dove siamo arrivati quattro giorni fa. La sua situazione, il suo clima, questo Vesuvio che domina il più bel golfo del mondo; queste grandi strade ben pavimentate, queste case coperte di terrazze, questi punti di vista vari e superbi, questi aspetti alternatamene ridenti e terribili, tutto incanta i sensi ed esalta la immaginazione; insomma, Napoli mi sembra essere la città più deliziosa che abbia conosciuto."




Tratto da "Voyage pictoresque en Italie etc.", Paris, Morizot Lib. Editeur.
" Se v'è luogo sulla terra dove si possa essere felici, è Santa Lucia. Dalla finestra si vede d'un solo sguardo tutto il golfo: in faccia il Vesuvio, la costa di Castellammare e di Sorrento; a sinistra la curva che descrive la riva da Napoli a Posillipo; a destra lo stretto della Campanella, attraverso il quale le navi vanno in Sicilia, e Capri, sempre avvolta nel suo velo di garza azzurra. Il mare, che si frange di continuo contro le mura di Castel dell'Ovo, vi culla la sera con il rumore delle onde. Le navi da guerra che vi stazionano, salutano a colpi di cannone le navi che entrano. Battelli a vapore vanno e vengono parecchie volte al giorno, e voi seguite con lo sguardo fino a grande distanza le loro colonne di fumo; piccole vele bianche
solcano la rada; dei pescatori la sera con le torcie scivolano lungo la costa come lucciole.
Al mattino il sole, riflesso sull'acqua del mare, lancia bisce di fuoco che corrono su pei muri e il soffitto della vostra stanza... " La riva di Santa Lucia è il luogo di ritrovo di una brillante popolazione di pescatori, di barcaiuoli, di venditori d'ostriche, di persone che vogliono fare delle gite in barca, tutta gente allegra, vivace e musicista. La notte si canta, sia all'aria aperta, sia presso i venditori di limonate...
" Lo spleen più britannico troverebbe una sosta a Santa Lucia; la più pesante provvista di noia, di tristezza e d'inquietitudine che si possa portare dal Nord svanirà davanti a questo golfo di Napoli, dove lo stesso Tiberio, sebbene carico di delitti, sentì il suo vecchio cuore riscaldarsi. ".





Tratto da "L'Italia nei canti dei poeti stranieri contemporanie" di Gustavo Straffodello, Torino, Utet, 1859.
"Partendo da Napoli"
" Avanti, o nave! lo ben so che non puoi affrettarti; è sì grave partirsi da queste spiaggie! Avanti, o vele! lo ben so che volete ancora indugiarvi, e fra breve non v'empierà più il dolce fiato del mezzogiorno. Su, o àncora, tratta dalla gomena distesa gocciante! Io ben so che mal puoi spiccarti dal molle fondo d'un mare sì bello. Ah! ben maggiore del vostro è il dolore che prova il mio cuore sanguinante nel dire addio all'Italia.
" Simile ad un monile di ricche perle su candido seno femmineo, Napoli stendesi mollemente lungo la dolce curva dell'in cantevol suo golfo. I mesti tocchi dell'Ave Maria diffondonsi sulla marina, la quale trema tutta dal suo
profondo e sospira con flotto sommesso sulle ghiaielontane del lido... " La nave veleggia lungo i monti detti dai greci riposo dalle cure; il golfo ci saluta, passando, là dove i rottami di Baia giacciono sparsi nell'arena, e lontano lontano scompaiono, su dolci declivii, le coste animate di Sorrento. Il petto si dilata, e le onde dell'aperto mare già salgono più turgide intorno al fianchi della carena...
" Avanti, o nave! avanti sempre, verso il settentrione! Bella notte del mezzogiorno spiega il tuo manto stellato; sorgi, o luna, illumina le ombre notturne, affinchè più chiara mi arrida l'onda. Io non mi lagno. Questa vita è finita, ed aspetto tranquillamente quello che sarà per apportare l'avvenire".





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